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Con Emma si può

Roma, 10/01/2010 - La scelta dell’UDC di allearsi con la destra di Polverini e Storace non ha fatto altro che riproporre le stesse condizioni delle elezioni regionali del 2005. Anche allora lo schieramento di centro destra partiva in vantaggio numerico (le elezioni di riferimento erano, anche in quel caso le europee dell’anno precedente) e con un candidato come Storace che i soliti bene informati esponenti dell’autolesionismo di sinistra consideravano assolutamente vincente. Sembravano elezioni segnate, e invece l’outsider Piero Marrazzo ribaltò il pronostico, aggregando aree elettorali di cui gli autolesionisti di sinistra ignoravano probabilmente perfino l’esistenza.

In condizioni analoghe vale forse la pena di seguire una strategia analoga, anche perché altre strategie in giro non se ne vedono. La sorte ha voluto, peraltro, che pur in presenza dell’incapacità del PD di proporre una candidatura credibile, l’outsider Emma Bonino questa volta ci abbia pensato da sola a presentarsi. Certo quella di Emma è una candidatura rischiosa, rompe gli schemi, genera diffidenza e scetticismo, soprattutto tra “quelli che ci capiscono”. Ma basta uscire dal solito giro dei beni informati per scoprire che per il comune elettore di centro sinistra la Bonino è un soffio di speranza, per quello di centro destra un motivo di preoccupazione.

Se la si riduce alla sua militanza radicale, Bonino appare un candidato di testimonianza in quella che un trito luogo comune considera “la regione del Vaticano”. Ma se si guarda al suo profilo istituzionale, allo suo straordinario prestigio morale, alla indubbia competenza amministrativa, alle doti di equilibrio e mediazione mostrate come commissario europeo e ministro le cose cambiano. Bonino emerge come una figura in grado di raccogliere su di se i consensi di una regione culturalmente e socialmente complessa, ma tutto altro che conservatrice. Emma ha l’onestà intellettuale per dire chiaramente che candidato, e che presidente, intende essere, ed ha le capacità per comunicare direttamente con i cittadini di questa regione.

Ci sono certamente degli ambiti programmatici in cui deve indicare se è disposta a definire dei validi compromessi con settori molto importanti dell’elettorato di centro sinistra: dal ruolo della famiglia cui sono evidentemente sensibili i movimenti del cattolicesimo democratico e di base, a quello dei corpi intermedi che chiama in causa sindacati ed associazioni imprenditoriali e professionali.

Ci sono tuttavia altri ambiti nei quali la sua candidatura di per sé consente di travalicare i confini dello schieramento politico di centro sinistra e di rivolgersi all’elettorato indipendente ed a quello liberal del centro destra. In primo luogo perché si caratterizza non solo per onestà e competenza, ma anche per livelli di autorevolezza e indipendenza difficilmente attribuibili alla sua rivale. In secondo luogo perché stiamo parlando della regione della Capitale; dove esiste un’opinione pubblica moderna, dinamica, cosmopolita, spesso molto più avanzata dei suoi rappresentanti.

E allora basta. Poniamo fine a questa insostenibile pesantezza della liturgia parapolitica. Se davvero la direzione regionale del PD sarà chiamata martedì finalmente a decidere, io sono per decidere di appoggiare Bonino. Si apra con lei un confronto politico e programmatico, le si chieda di assumere l’eredità positiva del lavoro svolto dal centro sinistra in questi anni, e si cominci ad affrontare la Polverini in campo aperto.

Il torrente di ovvietà che la candidata di centro destra sta riversando sui media in questi giorni nasconde un vuoto programmatico che va reso palese. Polverini è l’espressione dello stesso patto di potere che ha caratterizzato la giunta Storace, producendo terrificanti guasti e qualche nefandezza. Ad esso vanno contrapposti cinque anni di buon governo e la credibilità di Emma Bonino. La campagna elettorale deve ancora iniziare, e anche questa volta riserverà delle sorprese.

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