Roma, 04/06/2009 - Mancano poche ore all’apertura dei seggi per le Elezioni Europee. Non è stata una bella campagna elettorale. Il tema proprio del processo di unificazione europea non ha avuto, almeno in Italia, alcun rilievo. Il dibattito politico nazionale si è concentrato su vicende che è meglio non commentare.
Tuttavia i risultati elettorali avranno un significato che va al di là della campagna elettorale e delle stesse caratteristiche soggettive dei protagonisti.
A livello continentale l’auspicabile conferma della forza del Partito Socialista Europeo e degli altri gruppi progressisti è essenziale per evitare che si affermi una maggioranza conservatrice, sia per quanto concerne le politiche socioeconomiche sia per quanto riguarda le scelte di libertà e diritti civili.
A livello nazionale il significato più evidente del voto è quello della misura del grado di consenso berlusconiano. Un anno fa la somma delle forze ascrivibili al centro destra arrivava al 49,2%. L’obiettivo primario del centro destra è stato, fin dall’inizio della campagna elettorale, quello di superare largamente il 50% al fine di legittimare un utilizzo assai arrogante della ampia maggioranza parlamentare che possiede per restringere gli spazi di confronto e controllo sia nel Parlamento che nella società .
Evitare la conferma plebiscitaria di una pratica di governo prevalentemente reazionaria nel merito, e con qualche tentazione autoritaria nei metodi, costituisce un obiettivo primario che dovrebbe motivare la forte partecipazione al voto dell’elettorato progressista e di quello indipendente ma non insensibile alla questione dell’equilibrio dei poteri nella nostra democrazia.
La situazione si presenta, fortunatamente, più aperta nella nostra regione. In particolare a Roma dove, a livello dell’intera provincia, i dati del voto politico del 2008 mostrano un sostanziale testa a testa tra i due schieramenti. Il centro destra (la Destra compresa) si è attestato al 44,8% contro il 47,9% raggiunto dal centro sinistra (Arcobaleno e PS compresi). Confermare il vantaggio elettorale dello schieramento di centro sinistra sarebbe un segnale di fiducia importante utile anche per le amministrazioni, allargate alle forze civiche riformiste, che governano la Provincia e la Regione.
Personalmente confermerò alle europee il voto che ho dato alle politiche del 2008 al Partito Democratico. Mi auguro, infatti, che il progetto di costruzione di un grande partito di sinistra riformista di tipo europeo vada avanti. Spero con regole e metodi diversi da quelli utilizzati fino ad ora.
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